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Bomberos y Emergencias

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Otras fuerzas y cuerpos de seguridad

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Violenza di genere e “Codice Rosso”: Guida operativa per le Forze dell’Ordine

L’intervento in situazioni di violenza domestica e di genere rappresenta una delle sfide più delicate e cruciali per le Forze dell’Ordine. Una risposta professionale, empatica e rigorosa è fondamentale per la tutela della vittima e per l’efficacia dell’azione giudiziaria.

Con l’introduzione della Legge n. 69/2019, nota come “Codice Rosso”, l’Italia ha rafforzato gli strumenti a disposizione, imponendo procedure accelerate e una maggiore specializzazione. Conoscere a fondo il protocollo d’intervento è un obbligo e uno strumento indispensabile per ogni agente.

Questo articolo serve da guida operativa su come agire di fronte a un caso di violenza di genere o domestica secondo la normativa italiana, dalla prima segnalazione all’attivazione dei meccanismi di protezione.

Il primo passo: ci troviamo di fronte a un reato da “Codice Rosso”?

Prima di attivare la procedura accelerata, il primo dovere di un agente è discernere la natura del conflitto. La normativa italiana, in linea con la Convenzione di Istanbul (ratificata con Legge n. 77/2013), affronta la “violenza di genere” (come la violenza diretta contro una donna in quanto tale) e la “violenza domestica” (che include tutti i membri del nucleo familiare).

Il “Codice Rosso” non definisce un nuovo reato, ma stabilisce una corsia procedurale prioritaria per reati specifici, spesso definiti “reati spia”. È cruciale identificare se i fatti rientrano in una di queste fattispecie, tra cui:

  • Maltrattamenti contro familiari e conviventi (Art. 572 c.p.)
  • Atti persecutori (Art. 612-bis c.p.)
  • Violenza sessuale (Art. 609-bis c.p.)
  • Lesioni personali aggravate, se commesse in contesto domestico (Art. 582 e 576 c.p.)
  • Deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso (Art. 583-quinquies c.p.)

La corretta identificazione è fondamentale, poiché da essa dipende l’attivazione immediata della Procura e dei meccanismi di protezione specifici previsti dalla legge.

L’intervento immediato: la priorità è la sicurezza

Una volta giunti sul posto, il primo contatto è determinante. Le linee guida del Ministero dell’Interno e i protocolli operativi (come il Protocollo “EVA – Esame Violenze Agite, utilizzato da Polizia di Stato e Carabinieri) danno priorità assoluta alla sicurezza.

1. Garantire la sicurezza (Messa in sicurezza)

La priorità è proteggere l’integrità fisica della vittima e di eventuali altre persone a rischio (in particolare minori presenti), inclusa quella degli stessi agenti. Vanno adottate le misure necessarie per interrompere l’azione criminosa, che possono includere l’arresto in flagranza del presunto autore.

2. Creare un ambiente di ascolto sicuro

È fondamentale offrire un trattamento rispettoso, calmo ed empatico. La vittima deve essere immediatamente separata dal presunto autore per poter raccogliere la sua testimonianza in un luogo sicuro e riservato. Occorre evitare qualsiasi giudizio, domanda colpevolizzante o tentativo di “mediazione” sul posto, che è inappropriata in casi di violenza.

Policía tomando notas en una libreta durante la declaración de una víctima

Il protocollo d’intervento secondo il “Codice Rosso”

La Legge 69/2019 ha reso la procedura molto stringente. I passaggi essenziali per le Forze dell’Ordine (in qualità di Polizia Giudiziaria) sono:

1. Comunicazione immediata alla Procura 

Appena acquisita la notizia di reato (sia tramite denuncia/querela della vittima sia d’iniziativa), la Polizia Giudiziaria deve comunicarla immediatamente al Pubblico Ministero (PM), anche in forma orale.

2. Attivazione del PM e audizione della vittima (3 giorni) 

Questo è il cuore del Codice Rosso. Il Pubblico Ministero, ricevuta la comunicazione, deve attivarsi senza ritardo. Salvo casi di tutela dei minori o della vittima stessa, il PM deve assumere informazioni dalla persona offesa (la vittima) entro 3 giorni dall’iscrizione della notizia di reato. Il vostro intervento rapido e la vostra segnalazione dettagliata sono ciò che innesca questo meccanismo.

3. Raccolta esaustiva delle prove 

Si deve raccogliere una testimonianza completa dalla vittima (che sarà poi formalizzata dal PM). È cruciale documentare le lesioni, sollecitando assistenza medica immediata (Pronto Soccorso) per ottenere un referto, che costituirà prova fondamentale. Vanno inoltre repertate tutte le prove possibili sul luogo: stato dell’abitazione, messaggi (chat, audio), testimonianze di vicini, ecc.

4. Informazioni chiare sui diritti della vittima 

È obbligatorio informare la vittima, in modo chiaro e comprensibile (anche con l’ausilio di un interprete), dei suoi diritti. Come indicato dal Dipartimento per le Pari Opportunità, la vittima ha diritto a:

  • Essere informata sullo stato del procedimento.
  • Ricevere assistenza legale con gratuito patrocinio (indipendentemente dal reddito, per i reati di violenza di genere).
  • Richiedere misure cautelari o di protezione (es. ordine di allontanamento dalla casa familiare, divieto di avvicinamento).
  • Accedere alle risorse di assistenza: centri antiviolenza, case rifugio. È fondamentale fornire il numero nazionale antiviolenza e stalking: 1522.

La valutazione del rischio (Risk Assessment)

Questo è uno strumento cruciale. Per valutare l’urgenza e il tipo di misura di protezione da richiedere al PM, le Forze dell’Ordine italiane utilizzano specifici protocolli di valutazione del rischio.

Questa valutazione permette di:

  1. Stabilire oggettivamente il rischio di recidiva e di escalation violenta.
  2. Identificare i fattori di rischio specifici (possesso di armi, minacce di morte, gelosia ossessiva).
  3. Fornire al Pubblico Ministero elementi concreti per richiedere al GIP (Giudice per le Indagini Preliminari) le adeguate misure cautelari.

Intervento anche senza querela: la procedibilità d’ufficio

È fondamentale ricordare che molti dei reati del “Codice Rosso” sono perseguibili d’ufficio. In particolare, i maltrattamenti (Art. 572 c.p.) sono sempre perseguibili d’ufficio.

Se gli agenti intervenuti hanno chiari indizi e prove che sia stato commesso un reato perseguibile d’ufficio (es. lesioni evidenti, testimonianze di un’aggressione in corso), anche se la vittima in quel momento ha paura e non desidera sporgere querela, gli agenti hanno l’obbligo di agire d’ufficio e di trasmettere la notizia di reato alla Procura.

Un intervento diligente, specializzato e umano rappresenta la prima e più importante garanzia di protezione per la vittima.

Da Partenon, riaffermiamo il nostro impegno per la sicurezza di chi ci protegge, offrendo l’equipaggiamento tecnico necessario per affrontare ogni intervento con la massima garanzia e protezione.